La fidanzata del mio amico (parte 44)
Arrivó ben presto quella di Maria.
Il piano nacque tra i bilancieri e i tapis roulant della palestra che frequentavamo io e Letizia. Maria si era iscritta per marcare il territorio, attirando subito gli sguardi di metà sala pesi.
Si presentó con un leggings ed un top che esaltava il davanzale.
Correre sarebbe stato impossibile, infatti si allenó ben poco.
Ma, dopotutto, non era quello il suo obiettivo, ma fare la gatta morta fra gli uomini scolpiti e minare il regno di Letizia.
Fu proprio durante una sessione di squat che notò Venera, che non mi toglieva gli occhi di dosso mentre mi allenavo alla panca.
Maria non poteva sapere che io e Venera avevamo già un passato carnale.
Quando mi si avvicinò, con i capelli legati e il seno che le usciva dal top, mi fece un sorriso cospiratorio.
M - “Hai notato come ti fissa quella lì? Quella biondina... non ha staccato gli occhi dal tuo cazzo da quando siamo entrati.”
Recitai la parte del finto tonto, scrollando le spalle - “È Venera. Diciamo che con Letizia non scorre buon sangue. O quantomeno, è Letizia che la odia.”
Gli occhi di Maria si sgranarono.
Non disse nulla, ma stava pensando a qualcosa, ne ero certo.
A letto, prima di dormire, sveló il suo pensiero.
L'idea di usare Venera per fare un dispetto a Letizia.
M - “Allora...farai esattamente cosi: te la porti a letto. Prendiamo due camere adiacenti in un hotel fuori città. Voglio che la rompi! Tanto è piccolina, secondo me il tuo cazzo la farà urlare! Io mi metto nella stanza accanto e ascolto tutto dietro la parete. Sapere che ti fai una donna che Letizia odia mi fa venire le coliche dall'eccitazione ora, non oso immaginare appena la sentirò.”
Ero basito.
Devo ammettere che non me l'aspettavo.
Stuzzicai Venera.
Avevo un gran potere su di lei, e lo sapevo.
Finsi con Maria di sedurrla, in realtà stavo solo temporeggiando per essere credibile.
Avrei potuto scoparmela in ogni istante.
Diedi un appuntamento alla mia amante.
Al sabato successivo, al mattino, mettemmo in atto il piano.
Il fidanzato di Venera era fuori tutto il giorno per un evento sportivo.
Via libera.
Maria prenotò due stanze comunicanti ma con la porta interna chiusa a chiave in un motel discreto appena fuori città.
Mi Chiesi come facesse a conoscerlo così bene, ma mi convinsi che era meglio non chiedere.
O magari in futuro avrei potuto approfondire...
Maria si infilò nella camera 104 con un calice di vino in mano, mentre io attendevo Venera nella 105.
Quando varcò la soglia, non servirono spiegazioni.
Sapendo esattamente cosa volevo da lei, si sfilò l'abito aderente rimanendo in tacco a spillo e lingerie di pizzo nero.
Si gettò su di me spingendomi sul letto matrimoniale.
Iniziò a leccarmi il collo con foga selvaggia, mentre le mie mani le stringevano i glutei sodi e scolpiti.
Venera mi sbottonò i pantaloni con avidità, avvolgendo l'asta con la bocca e spingendo giù più che poteva con colpi rapidi e bagnati, facendomi smaniare sulle lenzuola.
Quando fui duro come la pietra, la afferrai per i fianchi e la girai a pancia in giù, piegandola sul bordo del letto con il fondoschiena alto verso la parete che ci separava da Maria.
Mi infilai dentro di lei con un affondo secco e profondo.
Venera mandò un urlo acuto che risuonò nella stanza e, inevitabilmente, oltre la parete.
V - "Se non fai piano, mi sentirà tutto l'hotel..."
Io - "Qui sono molto discreti, puoi urlare quanto vuoi!"
V - “Ah Sì? Cazzo, Marco! Sbattimi... fammi sentire quanto sei duro! Sono la tua puttana!”
Iniziai a compiere una sequenza di colpi duri, regolari, violentissimi.
La mia carne batteva contro la sua carne con schiaffi sordi che rimbombavano nell'ambiente.
Venera afferrò la testata del letto in metallo, facendola battere ritmicamente contro il muro divisorio.
Un primo orgasmo la investì, credo la sentirono anche in reception al piano di sotto.
Ogni volta che la spingevo fino in fondo, allagava le lenzuola di umori e urlava il mio nome senza pudore, inarcando la schiena e offrendomi il suo sesso stretto e caldissimo.
La girai di scatto e le sollevai le gambe sulle mie spalle.
La penetrai di nuovo con una foga cieca, guardandola negli occhi mentre lei si toccava il clitoride con dita rapide.
Le sue pareti vaginali si contrassero in un secondo orgasmo devastante che le fece tremare le cosce, accompagnato da urla prolungate, che la parete sottile sicuramente amplificava direttamente nell'orecchio di Maria.
Con un ultimo affondo viscerale, sborrai profondamente dentro la mia amante, lasciando che il mio seme la riempisse mentre lei continuava a gemere sfinita sul mio petto.
Dopo essermi ripulito e aver salutato Venera, tornai in casa nel primo pomeriggio.
Trovai la casa silenziosa.
Letizia era rientrata da poco ed era sotto la doccia, Fabrizio in camera di fronte la tv.
Dopo venti minuti, la porta d'ingresso si aprì. Entrò Maria.
Aveva i capelli leggermente spettinati, il trucco sciolto sotto gli occhi e un'aria visibilmente sconvolta ma appagata.
Si sfilò i tacchi in corridoio, mi vide sul divano e mi si avvicinò con un passo ciondolante, mettendosi a cavalcioni su di me.
Io - “Com'era lo spettacolo sonoro dall'altra parte?”
Maria mi fissò con gli occhi lucidi per l'adrenalina, facendomi scivolare le mani sul petto.
M - “Sei stato un mostro, amore... Sentire la parete che tremava, sentire le sue urla mentre la stavi distruggendo... mi ha mandato il cervello in pappa. Ero lì da sola nel letto, mi sono masturbata tre volte come una pazza ma non mi bastava. Avevo bisogno di carne vera, subito.”
M - “E cosa hai fatto?”
Maria sorrise con una perversione sfacciata - “Ho chiamato il servizio in camera per ordinare una bottiglia di vino. Quando il cameriere ha bussato — un ragazzo giovane, poco più che ventenne, con due spalle enormi — mi sono fatta trovare sulla porta solo con il perizoma e la camicetta aperta senza reggiseno. L'ho tirato dentro per la cravatta ed ho chiuso la porta a chiave.”
Io - “Non ci credo.”
M - “Mi ha scopata da dietro sul tavolino mentre sentivo le urla di Venera dall'altra parte del muro. Peccato che sia durato un po' poco...”
Ci guardammo negli occhi, uniti da una complicità malata e indistruttibile.
In quel momento, la porta del bagno si aprì e Letizia uscì nuda, del tutto ignara che in un motel fuori città avevamo appena consumato un nuovo capitolo perverso.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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